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Il trauma delle donne che subiscono violenza

Il trauma delle donne che subiscono violenza

Care4Trauma

Il report del progetto Care4Trauma

Considerando gli omicidi, attingendo ai confronti internazionali proposti da Eurostat (anno 2019), l’Italia occupa una posizione privilegiata (0,4 vittime ogni 100.000 donne): tra i 24 Paesi dell’Unione Europea per i quali sono disponibili dati recenti, valori inferiori si osservano solo in Grecia e Irlanda. È quanto riporta il country report del progetto Care4Tauma, con lo scopo di mappare lo stato dell’arte, in Italia e in Europa, degli interventi a favore delle donne che subiscono violenza.

Per quanto riguarda la situazione nazionale nel dettaglio, il Ministero dell’Interno offre rapporti settimanali e mensili sul fenomeno. Da questi rapporti emerge che le donne vittime di omicidio volontario nell’anno 2020 in Italia sono state 116, 0,38 per 100.000 donne, 5 in più rispetto al 2019. La serie storica relativa agli omicidi per genere prodotta dall’Istituto Italiano di Statistica (Istat) mostra che in Italia gli omicidi maschili sono diminuiti in 26 anni (da 4,0 per 100.000 maschi nel 1992 a 0,7 nel 2018), mentre le vittime femminili sono rimaste complessivamente stabili (da 0,6 a 0,4 per 100.000 femmine).

Questo risultato evidenzia, ancora una volta, la natura strutturale e stabile degli omicidi femminili.

I dati del Ministero dell’Interno confermano il legame del femminicidio con la violenza domestica e di genere: delle 116 donne uccise nel 2020, più della metà è stata uccisa dal partner attuale (51,7%), il 6,0% dal partner precedente, il 25,9% da un familiare e l’8,6% da un’altra persona che conosceva (amici, colleghi, ecc.).

Il report completo sullo stato dell’arte in Italia, e negli altri Paesi aderenti al progetto, in merito all’approccio trauma-orientato e alle buone prassi delle case rifugio e dei centri antiviolenza è disponibile qui –> Rapporto nazionale. Ora disponibile anche la versione in inglese/english version.

Scarica qui il country report
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La “cifra oscura” delle non-denunce

Nonostante l’Italia disponga di un ricchissimo apparato normativo utile a contrastare la violenza di genere, l’indagine Istat 2014 “La sicurezza delle donne” mostra una significativa “cifra oscura” dei reati, sebbene si sia verificato un miglioramento rispetto alla situazione descritta dal rapporto Istat del 2006. La percentuale di donne che non parlano della violenza subita è alta (22.9% nel caso di violenza perpetrata dal partner o dall’ex-partner, 21% nel caso di violenza perpetrata da un soggetto diverso dal partner – rispettivamente 32% e 19.3% nel 2006), così come quella di coloro che non denunciano (i tassi di denuncia delle donne che subiscono violenza dal partner e dall’expartner è pari al 11.8%, mentre solo il 7.4% delle donne che subiscono violenza da un soggetto diverso da partner o ex-partner denuncia – rispettivamente 6.7% e 4.2% nel 2006) o che non cercano aiuto. Le ragioni per cui le donne non denunciano sono varie. Molte donne non considerano la violenza subita un reato: solo il 29.6% di coloro che hanno subito violenza fisica o sessuale per mano del partner o dell’ex-partner ritiene di essere stata vittima di un crimine, il 48.9% crede che si sia trattato di qualcosa di sbagliato ma non di un reato e il 20% considera la violenza semplicemente come “qualcosa che può accadere”.

L’approccio emergenziale del legislatore

L’idea diffusa tra le organizzazioni e le figure professionali della società civile è che i legislatori italiani abbiano privilegiato fino ad oggi un approccio emergenziale e securitario in materia di contrasto alla violenza di genere, volto a reprimere duramente fatti sempre più preoccupanti agli occhi dell’opinione pubblica. Ciò rifletterebbe la tendenza a considerare la violenza contro le donne unicamente come un problema di ordine pubblico, piuttosto che come una violazione della dignità e dei diritti umani delle donne.

MondoDonna Onlus e l’approccio trauma-orientato

Mondodonna Onlus gestisce l’unica casa di accoglienza in Italia con un approccio orientato al trauma, basato sul modello scientifico e formativo importato in Italia dalla Sisst (Società Italiana per lo Studio dello Stress Traumatico).

Nella casa rifugio trauma-orientata la donna accolta ha la possibilità di interagire con operatrici che praticano la psico-educazione, con psicologhe e psicoterapeute che le accompagnano in un percorso di presa di coscienza del trauma subito e le aiutano ad utilizzare strumenti di decodificazione delle reazioni al trauma e di autogestione del disagio. Insomma, non solo un ambiente di tutela della propria sicurezza, ma di crescita personale.

Tutto questo fa parte del progetto europeo Care4Trauma di cui MondoDonna Onlus è capofila in partenariato con: SISST – Società Italiana per lo studio dello stress traumatico (Italia), UWAH – Union of Women Associations of Heraklion Prefecture (Grecia). ABD – Welfare and Development Association (Spagna), WSIC – Women’s Support and Information Centre (Estonia) e AŽKZ – Autonomous Women’s House Zagreb (Croazia).

Il report completo sullo stato dell’arte in Italia, e negli altri Paesi aderenti al progetto, in merito all’approccio trauma-orientato e alle buone prassi delle case rifugio e dei centri antiviolenza è disponibile qui –> Rapporto nazionale.

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