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L’Associazione MondoDonna da più di vent’anni è impegnata a Bologna nell’accoglienza e nella tutela di fasce deboli della popolazione, con una attenzione particolare alle donne e ai loro bambini.
In questi ultimi cinque anni è stata chiamata, sul territorio, a rispondere alla necessità di dare tempestivamente accoglienza a tante donne, uomini e minori richiedenti asilo e lo ha fatto con professionalità, offrendo tutela e servizi di integrazione che restituissero dignità a queste persone.
Con impegno, dedizione, serietà e numerosi investimenti MondoDonna ha dato vita ad un modello di intervento ed una rete strutturata di servizi in grado di accogliere, orientare, formare, supportare e avviare verso l’autonomia ogni ospite nella propria individualità. Ha costruito un sistema di accoglienza che fosse in grado di tutelare e offrire protezione e sostegno in particolare alle donne, poiché l’essere donna rappresenta un fattore di forte vulnerabilità nella migrazione, in quanto soggetti esposti maggiormente a esperienze di violenza estrema quali torture, violenze sessuali, abusi, deprivazioni, prigionie e tratta.

Questo intenso lavoro è stato possibile grazie al coinvolgimento di professionisti e professioniste: operatori e operatrici dell’accoglienza, educatori e educatrici, antropologhe, assistenti sociali, psicologhe, mediatrici e mediatori culturali, operatrici legali, ostetriche e operatrici antiviolenza e antitratta. Professioniste e professionisti che si sono spesi con impegno e competenza nella costruzione di un sistema che ha saputo offrire una accoglienza e un sostegno di altissima qualità agli ospiti e alle ospiti delle nostre comunità.

È in questo tipo di lavoro che crediamo ed è in questo tipo di lavoro che vogliamo continuare ad investire!
Non solo per le persone che accogliamo e per i nostri lavoratori e le nostre lavoratrici ma perché crediamo nella difesa dei diritti di tutti e tutte, perché crediamo che solo così si possa costruire una società giusta e sicura.

La scelta di non partecipare al bando della Prefettura di Bologna è stata una scelta sofferta, perché mai avremmo voluto mettere a rischio i nostri ospiti, le nostre ospiti, i nostri lavoratori e le nostre lavoratrici, tuttavia le condizioni poste dal bando di gara non erano sostenibili, né dal punto di vista economico né dal punto di vista etico.
L’esclusione dal Capitolato di gara dei servizi di sostegno alle vulnerabilità, del supporto alle spese sanitarie e di spostamento e la completa fine dei servizi di formazione e integrazione rivolti agli ospiti avrebbe trasformato servizi, fino ad oggi fortemente incentrati sull’accoglienza e l’accompagnamento educativo all’autonomia, in meri servizi di custodia.
Per quanto sulla carta i Centri di Accoglienza Straordinari siano definiti strutture di prima accoglienza, la permanenza delle ospiti e degli ospiti è tutt’altro che di breve durata e la maggior parte di loro rischia di ritrovarsi, al momento dell’uscita, senza la garanzia di una seconda accoglienza in cui beneficiare di servizi di integrazione e senza aver appreso la lingua italiana, essersi orientato sul territorio e essersi inserito nel mondo del lavoro.
Non è questa l’accoglienza in cui crediamo e che abbiamo faticosamente costruito in tanti anni di lavoro in ambito sociale nella nostra città. La nostra accoglienza non è fatta di lenzuola usa e getta, bicchieri e piatti di plastica e una firma alla sera per vedere chi è presente e chi no.

Abbiamo quindi ritenuto opportuno non partecipare ad un bando che, a nostro avviso, non rispetta i diritti delle persone e non restituisce loro dignità.
Crediamo fortemente nelle nostre ragioni come crediamo che debbano essere ascoltate, comprese ed approfondite dalla Prefettura per trovare una strada diversa sulla quale proseguire.